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Un pensiero culturale

Il Festival di Sanremo: un piccolo pensiero culturale

Aspettiamo l’anno prossimo

Quando passa il Capodanno, un po’ distratti dal Carnevale, entra nelle case il Festival della canzone italiana: Sanremo. Il nome del festival attinge la sua popolarità dalla bellissima cittadina che lo ospita, in una regione unica, per i paesaggi e il micro clima che la contraddistingue.

Quest’anno siamo arrivati alla sessantanovesima edizione, una storia ricca di avvenimenti e personaggi. Il festival ha raggiunto una popolarità tale da essere diventato un piccolo dio da venerare. Le case discografiche, nel momento di crisi più acuto, hanno raccolto questo gioiello valorizzato negli anni e l’hanno trasformato in un normale accessorio di bigiotteria.

La storia del Festival di Sanremo narra la presenza di cantanti e musicisti di livello internazionale che si sono esibiti sul palco del Teatro Ariston, diventando un momento importante della loro carriera. Oggi sembra che esibirsi al festival sia come salire sul palco del primo live in piazza: “Andiamo, se non c’è pubblico, almeno ci fa curriculum.”

Ciò è apparso così, siamo passati dalla festa popolare della canzone italiana, alla passerella per fare cassa. Siamo convinti che un evento di tale importanza debba essere sempre gestito bene, mantenendo il prestigio a livello mondiale della canzone italiana, come arte e poesia.

Il profilo artistico presentato è buono, l’arrivo di giovani sul palco e la presenza delle nuove tendenze è interessante, il tutto può essere condito di esperienza per comunicarlo bene e divertente. Il pubblico aspetta sempre di divertirsi, si attende di emozionarsi, di ricevere qualcosa di bello.

L’evento culturale deve sempre trasmettere il bene, lasciando stare facili egoismi e troppi interessi economici. Un pensiero per voi. La musica ci accompagna ogni giorno, la sentiamo in ogni luogo, è un bene che non dobbiamo perdere. La libertà è accendere la radio e ascoltare vivendo di emozioni presenti e passate.

Redazione

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