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Intervista Jonathan Bidzogo
Intervista Jonathan Bidzogo

Intervista a Jonathan Bidzogo: esce album “Il Mio Mondo è Tutto”

Album riservato e riflessivo

  • Chi è Jonathan Bidzogo?

E’ un ragazzo di Lodi Vecchio, piuttosto riservato e riflessivo a cui colpiscono alcune cose che gli succedono intorno e che gli succedono dentro. Deve ancora “definirsi” come persona e nel frattempo prova ad essere un musicista e un cantautore. Non esiste una scissione fra la persona e il cantautore perché quello di cui io parlo nelle canzoni, è la parte di me più profonda, dunque direi che Jonathan è colui di cui scrivo nelle mie canzoni. “Ventidue anni e nove mesi” è un mio autoritratto.

  • Qual è il motivo che lo ha portato nel mondo artistico musicale?

Studio musica da quando ho otto anni, tra il canto, lo studio del violino, del pianoforte e poi della chitarra sono stato immerso fin da piccolo nel mondo della musica. La scelta di fare un disco “da solo” nasce dalla volontà di provare a fare musica partendo unicamente dalle mie idee musicali, e dall’altro lato provando a calarmi nella dimensione di scrittura dei testi considerandoli mezzi per generare riflessione e sollevare dubbi negli ascoltatori.

  • Quali sono i temi che lo affascinano?

Mi affascinano le persone, i loro stati d’animo e i loro movimenti interiori, che possono essere potentissimi, dirompenti oppure censurati e indeboliti. M’interessa molto interrogarmi su me stesso, esercizio difficile a tratti proprio per non cadere in autocensure o auto-menzogne, e mi interessano anche le situazioni contraddittorie, paradossali, non necessariamente quelle evidentemente tali, piuttosto quelle che io ritengo più problematiche di altre – il rapporto tra persone, la guerra, le istituzioni sociali e il modo in cui le persone vivono nella società.

  • A quale genere di musica trae ispirazione?

Le influenze per la scrittura dei testi sono da rintracciare soprattutto nel cantautorato italiano, non solo quello classico ma anche quello contemporaneo, ad esempio Truppi, Iosonouncane e Maria Antonietta, che ho iniziato ad ascoltare negli anni dell’Università e che devo ancora approfondire. Per la musica invece le influenze variano davvero molto: Jeff Buckley, Patrick Watson, musica classica (Chopin, Debussy e Janacek su tutti), John Coltrane e Miles Davis, i Led Zeppelin e molti altri.

  • Quali sono i suoi miti?

Ci sono moltissimi artisti che ritengo inarrivabili, in diversi generi, ma mi sento di definire come mito solo Fabrizio De Andrè, per la straordinaria capacità di cambiarsi d’abito nel corso della sua carriera, e per l’abilità nel trasmettere le emozioni oltre che i messaggi.

  • Perché il mondo è tutto?

Il titolo del disco nasce dalla volontà di coniugare la mia vita e il mio mondo con la vita degli altri (è tutto), partendo dal concetto che ogni vita non esisterebbe senza quella degli altri, anzi ha tanto più valore quanto più sono ricche e fruttuose le relazioni che intessiamo con le altre persone.

  • Che cosa bolle in pentola?

Per il momento sono impegnato nel portare in giro questo disco ,però non escludo delle collaborazioni con artisti della mia zona. Per il prossimo disco c’è ancora molto tempo per rifletterci.

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Redazione

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