Home / Rubriche / Interviste / Intervista a The Magic Door: concept album musica new age
The Magic Door, intervista, musica
The Magic Door - Intervista

Intervista a The Magic Door: concept album musica new age

La Porta Alchemica di Roma

  • Chi sono i The Magic Door?

The Magic Door è un progetto musicale fondato da Giada Colagrande e Arthuan Rebis, autori del concept album ispirato alla Porta Alchemica di Roma. Nel 2017 Arthuan e Giada scrivono e compongono un brano per ciascuna delle sette epigrafi incise sulla porta che, tradotte in inglese, diventano i ritornelli. In seguito si unisce al progetto Vincenzo Zitello, che cura gli arrangiamenti e suona diversi strumenti. The Magic Door è il risultato del loro personale viaggio attraverso l’archetipo stesso della “Porta Magica” e l’inesauribile immaginario evocato dalle sue epigrafi, dai suoi simboli e dai pianeti cui si riferiscono, conciliando tradizioni esoteriche, miti arcaici e mondi onirici.

  • Quando è nata l’idea di questo progetto musicale?

L’idea è nata nell’ottobre 2016 da una conversazione tra me e Arthuan sui nostri comuni interessi in campo spirituale, esoterico e artistico. Parlando della Porta Magica ci siamo resi conto di quanto potesse essere una fertile fonte d’ispirazione per suoni, parole e immagini che raccontassero i mondi in cui le nostre menti amano viaggiare.

  • Dove deriva l’ispirazione verso una musica “Magic”?

Il concetto di new age nacque con la speranza e la fiducia nei confronti di una nuova era alle porte, con l’intento di varcare la presunta soglia attraverso la promozione di valori spirituali, etici, sociali e universali. Il salto evolutivo non c’è stato, ma certamente c’è stato un cambiamento ambivalente. La situazione globale per molti versi è peggiorata, ma ci sono sempre più persone consapevoli dei drammi ecologici visibili e non visibili, che riguardano ambiente, uomini e animali. Gli aspetti positivi della prima new age sono stati: la promozione di una ricerca spirituale “aperta” e la divulgazione di semi conoscitivi ad ampio spettro, cose che si verificarono anche con il fermento spirituale-spiritista di fine Ottocento. Tuttavia, c’è stato spesso un atteggiamento approssimativo e confuso nei confronti delle tradizioni, saccheggiate impropriamente. Oggi certe cose appaiono vecchie e altre no. Gli insegnamenti puri non invecchiano con il passare del tempo, si rinnovano e sono sempre attuali. L’ispirazione arriva, non si cerca. La nostra ispirazione benché multiforme non ha nulla a che vedere con certi intendimenti new age, bensì è riconducibile direttamente a miti, sogni e simboli. Abbiamo tentato di eclissare il superfluo per fare spazio all’Anima delle cose.

  • Siete tre musicisti sensazionali. Insieme come trovate l’armonia?

Non abbiamo una metodologia specifica, l’armonia è sorta spontaneamente. Abbiamo avuto da subito le idee molto chiare su ciò che volevamo creare. Condividiamo molti interessi, abbiamo sensibilità che risuonano tra loro e ciascuno di noi tre, con le proprie specificità, è in grado di arricchire gli altri.

  • Brani inediti o cover: che cosa ne pensate?

Al momento non facciamo cover. Non è facile inserirne una in un concept-album. Abbiamo iniziato a pensarci per i live ma non abbiamo avuto ancora una buona idea. Una cover riesce bene se inserita nel giusto contesto, in cui può trovare una nuova veste estetica, sonora o emozionale.

  • Raccontateci aneddoti circa l’album?

Il disco gode della presenza di un’ospite come Glen Velez, ritenuto il maggiore suonatore di tamburi a cornice. Nonostante le sue straordinarie capacità virtuosistiche, non ha inserito nemmeno un colpo di troppo, ed è qui che sta la vera maestria. Glen ha fatto un paio di concerti con Arthuan nell’estate del 2017 e in quell’occasione gli abbiamo fatto ascoltare i brani. Si è dimostrato entusiasta e in seguito ha registrato le percussioni in America. Tutti gli altri strumenti e le voci sono stati registrati da Arthuan e da Vincenzo nei loro studi personali. Arthuan ed io abbiamo fatto un pre-mix, mentre per il missaggio finale siamo andati da un mio caro amico, Pino Pischetola, che è stato straordinario nel cogliere il senso di questo lavoro. Pino ed io avevamo già lavorato insieme due volte, l’ultima per il mix del mio film “Padre”, con Franco Battiato, che lavora con lui da sempre e me lo ha presentato dieci anni fa. E il cerco si chiude con Vincenzo, pure lui legato da decenni sia a Battiato che a Pino!

  • Quali sono i vostri progetti?

Faremo altri concerti, uscirà un nuovo video. Giada girerà un suo film in Brasile, una produzione internazionale piuttosto impegnativa. Arthuan sta lavorando a un suo disco solista e ad altri progetti.
Vincenzo Zitello sta ultimando il suo nuovo disco di arpa celtica, dove ha suonato anche molti altri strumenti, coinvolgendo vari ospiti. Abbiamo in mente altre cose per The Magic Door, ma al momento vogliamo concentrarci sui concerti di presentazione dell’album appena uscito, in occasione dei quali proiettiamo dei visuals molto suggestivi.

Redazione

Redazione

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*