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Intervista a Renzo Cresti

La musica di Frank Zappa inaugura la Biennale Musica Venezia

Intervista a Renzo Cresti

  • La Biennale Musica è considerato il tempio della musica contemporanea, una musica “colta” di ricerca che in genere risulta un po’ ostica al pubblico , ritiene che la cosiddetta “musica contemporanea” sia ancora rappresentativa del nostro momento storico?


Il momento storico in cui viviamo è fatto di tante cose, è molteplice, e questa eterogeneità caratterizza proprio la nostra epoca, per cui vi è posto per tante letture del mondo. Il termine “musica contemporanea” rimanda alla musica colta ma anche a un certo tipo di musica colta, quella dei decenni del secondo dopoguerra, quando i musicisti sperimentavano in maniera un po’ astratta e da qui la difficoltà per il pubblico di seguire queste composizioni. Però è da almeno trent’anni che questa “musica contemporanea” ha un po’ cambiato atteggiamento, infatti, io proporrei di chiamarla musica del presente, del momento in cui viviamo, dove vi sono delle ricerche dure e pure ma vi sono anche tante altre tendenze che mettono in gioco esperienze sonore diverse e avvicinano di più il pubblico all’affascinate mondo dei suoni di oggi.

  • L’apertura verso un compositore trasversale come Frank Zappa abbia un significato di apertura verso generi musicali finora considerati “extracolti”?


Penso di sì, i tempi sono maturi da un bel po’. Il problema è che le istituzioni accademiche, chiamiamole così, sono attardate in una visione della musica formalistica che loro considerano l’erede della grande tradizione classica. Ma dagli anni Cinquanta in avanti troppe cose sono cambiate, nel mondo, nella società, nella cultura, per continuare a perpetuare una visione eurocentrica ed esclusiva della musica. Oggi una grande considerazione deve averla quel tipo di musica che attraversa le varie tendenze, una musica inclusiva. Per riprendere una definizione di Papa Francesco che parla di “Chiesa in uscita”, una musica in uscita dai tradizionali generi codificati, prensile, pronta a vibrare di sollecitazioni che le provengono da storie e culture diverse.

  • Qual è la musica rappresentativa del nostro momento storico?


Non esiste una musica che possa rappresentare la nostra epoca, la quale si può raffigurare con una serie di musiche, al plurale. La narrazione del nostro momento storico non può essere univoca, in questo caso sarebbe ideologica ma fatta da tanti punti di vista sonori, da molteplici prospettive musicali, le quali, tutte insieme, ci parlano dell’oggi. Ecco perché dobbiamo essere inclusivi.

  • E’ possibile distinguere la musica d’intrattenimento da quella di un certo spessore culturale?


Il concetto di qualità è sempre scivoloso, dipende da quali sono i motivi e gli argomenti che privilegi. Dal punto di vista delle funzioni, invece, è ovvio che vi sia una musica, o meglio più musiche, per l’intrattenimento e altre che hanno una pienezza culturale, un pensiero e una costruzione che richiedono l’ascolto attento, partecipato, non passivo e semplicemente ludico, ma che pone domande sul nostro essere.

  • Ci parli del tuo prossimo saggio e darci qualche anticipazione?


Ho scritto un grosso libro che s’intitola “Ragioni e sentimenti nelle musiche dall’inizio del Novecento a oggi” (LIM ed.), prende in esame alcune importanti tematiche novecentesche e autori del primo e del secondo Novecento, con finestre che si aprono sul jazz, sulla musica popular, su quella elettronica, cinematografica etc. Sto continuando il discorso arrivando fino ai giorni nostri. Il libro, che uscirà fra circa un anno, parlerà quindi della musica del presente, affrontando anche le tematiche di cui abbiamo accennato in questa intervista.

In collaborazione con il salotto culturale Chez Donella – Treviso

Redazione

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